5G, il dibattito sulla nuova tecnologia

5 aprile 2019

5G, performance e contrasti

 

Analizziamo il potere del 5G raffrontandolo alle precedenti tecnologie

Già da qualche tempo si parla di tecnologia 5G e delle modalità e tempistiche entro le quali una nuova rivoluzionaria rete potrà prendere piede nel nostro Paese. Ma è veramente così semplice? Effettivamente no: tanti sono gli ostacoli, non tanto a livello di sviluppo tecnologico quanto più di carattere giuridico e sociale, in cui sta incappando la tanto celebrata innovazione. Le differenze con le bande sviluppate negli anni precedenti (2, 3 e 4G) sta fondamentalmente nel fatto che questa tecnologia permetterebbe di sfruttare l’intero specchio delle frequenze, contrariamente alle sue precorritrici che, di contro, erano in grado di sfruttare esclusivamente bande di trasmissione specifiche.

In altre parole, la tecnologia 5G sarebbe in grado di garantire prestazioni di altissima qualità per l’erogazione di servizi di natura assai eterogenea. Ciò rappresenta una potenziale svolta dal punto di vista tecnologico anche in vista delle nuove applicazioni che sta trovando la rete, come ad esempio l’Internet Of Things. Il 5G sarà in grado, secondo gli esperti, di garantire l’emissione di un ampio spettro di servizi complessi, come l’auto senza conducente, o di permettere a migliaia di dispositivi di collaborare tra loro come su un network.

5G e 4G a confronto

Inversione di marcia

Proprio quando addetti ai lavori, imprese e appassionati stavano pregustando l’arrivo di questa rivoluzione storica della rete, la discussione sulla possibilità di utilizzo della tecnologia è tornata a riempire le pagine dei giornali. Si fa dunque un passo indietro, anche per l’Italia, che intendeva cominciare le sperimentazioni per l’implementazione del 5G in alcune città pilota (Milano, Prato, Bari, Matera, L’Aquila) a partire dal 2020. Ma andiamo a spiegare come si è giunti a questo punto d’incertezza e scetticismo.

Ciò che ha scatenato le ritrosie del mondo politico, così come di molti gruppi di cittadini, è stato un evento alquanto insperato: Bruxelles, capitale del Belgio, ha avuto il privilegio di fare da apripista in Europa per l’utilizzo di questa tecnologia, ma i lavori si sono arrestati. Questo perché il Ministro della salute della regione di Bruxelles, Céline Fremault, non ha intenzione di continuare i lavori fino al momento in cui non si avrà la certezza che le antenne non arrecano danni alla salute.

Fremault post

 

Il Ministro difatti afferma che “prima di avanzare nell’iter legislativo per consentirne l’implementazione, voglio la garanzia tecnica che le antenne 5G non superino gli standard di emissione che propongo per proteggere la nostra salute. Al momento non è così” e rincara la dose sentenziando “gli abitanti di Bruxelles non sono cavie da laboratorio”. Con queste affermazioni Bruxelles prende, almeno per ora, le distanze dal 5G, garantendo però, in qualche modo, la tutela della salute dei cittadini.

Nel mondo

Questo accade proprio mentre le grandi case della tecnologia stavano mettendo le mani sulla banda 5G. La Corea del Sud si mette in pole position lanciando in via ufficiale la quinta generazione dei servizi di rete mobile su scala nazionale, battendo sul tempo anche Stati Uniti e Cina. La compagnia telefonica SK Telecom lancerà dunque a momenti i servizi 5G, in concomitanza con il lancio da parte di Samsung dei primi cellulari 5G. Tuttavia l’americana Verizon ha già lanciato la tecnologia con un giorno di anticipo rispetto ai coreani, nelle città di Minneapolis e Chicago ma, al momento, la compagnia non è in grado di offrire uno smartphone abilitato al 5G. La Corea sembra dunque aver dato il tutto per tutto nell’applicazione di questa tecnologia, fornendo un sostegno non indifferente al colosso tecnologico coreano, Samsung, qualificandolo anche nella competizione con lo storico concorrente, Apple, che sarà in grado di mettere in commercio un IPhone 5G solo nel 2020.

Alla luce degli esiti della competizione per il primato tecnologico, il vice-presidente della SK Telecom Yang Maeng-seog afferma: “Essere i primi significa molto perché siamo i primi ad avere l’intera infrastruttura 5G e ad essere riusciti a superare diverse difficoltà tecniche grazie alla collaborazione tra le aziende telecom e i produttori di telefoni e di attrezzature”: il vice-presidente confida dunque nella capacità della Corea del Sud “di mettersi alla guida”, come ha dichiarato all’agenzia stampa Bloomberg.

In Italia

E l’Italia? Anche nel nostro Paese si sono sollevate decise preoccupazioni. Gli appelli a mantenere alta l’attenzione partono dal vicepremier Di Maio che, al COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) , ha invocato il Golden Power per la limitazione del 5G. Il Golden Power è un potere speciale che permette allo Stato di avere potere decisionale nei confronti di aziende anche se non in possesso di una quota di tali imprese nel momento in cui queste abbiano una rilevanza strategica per la sicurezza nazionale. Di Maio presenta dunque il rischio che aziende extra europee possano violare la sicurezza italiana attraverso l’utilizzo della tecnologia 5G che, come già accennato precedentemente, funziona come network di rete. Un rischio, tutto politico, da non sottovalutare. C’è anche chi, come medici e giornalisti, puntano la propria attenzione anche sulla salute dei cittadini, sottolineando i rischi dell’irradiazione elettromagnetica. Ma dal Mobile World Congress di Barcellona Zhang Wanchun, Senior Vice President e Responsabile Wireless Product di Zte, replica l’assenza di prove che dimostrino che le radiazioni 5G rappresentino un pericolo per la salute umana. Il dibattito rimane aperto ma, di certo, l’accoglienza riservata a questa nuova tecnologia sta avendo sfumature decisamente contrastanti.

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