Google cede alla Cina? Dragonfly: motore di ricerca censured

18 settembre 2018

Google non si arrende al governo comunista cinese e alle sue politiche restrittive. Riportare il motore di ricerca californiano nella Cina continentale è un affare da 800 milioni di utenti potenziali. Il nuovo tentativo di Google si chiama Dragonfly ed è un motore di ricerca progettato solo per il mercato cinese.

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Come funziona Dragonfly?

Dragonfly è un prototipo di motore di ricerca censurato per la Cina e progettato per i sistemi Android. La particolarità è quella di riuscire a rimuovere i contenuti considerati sensibili dal regime comunista cinese dalle ricerche Serp come per esempio informazioni su dissidenti politici, libertà di parola, democrazia, diritti umani e protesta pacifica. L’idea di fondo è quella di collegare le ricerche degli utenti ai loro numeri di telefono personali, rendendo così più facile per il governo cinese monitorare le richieste delle persone.

Cosa significa questo per la privacy?

Significa che le ricerche dei singoli individui potrebbero essere facilmente monitorate e qualsiasi utente che cerchi informazioni vietate dal governo potrebbe potenzialmente essere a rischio di interrogatorio o di detenzione se le agenzie di sicurezza dovessero ottenere i record di ricerca da Google. L’archiviazione dei dati di Dragonfly, inoltre, avverrebbe su server Google in Cina, quindi potenzialmente accessibili alle autorità cinesi.

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Come rivela The Intercept in un suo articolo dedicato al tema, sembra che Google abbia già stilato una lista di parole da inserire nella lista nera delle ricerche. Le parole censurate sono  “diritti umani”, “protesta studentesca” e “Premio Nobel” in lingua cinese.

Questioni etiche sollevate tra i dipendenti di Google

Di tale progetto se ne è parlato già lo scorso mese. Lo abbiamo appreso in un articolo pubblicato su Ninja Marketing  Nell’articolo si parla delle preoccupazioni tra i dipendenti di Google nel realizzare un motore di ricerca censurato in quanto in netta opposizione ai principi etici. Tali preoccupazioni sollevavano pressione sul Ceo di Google Sundar Pichai che, in quell’occasione, ha cercato di tranquillizzare gli animi affermando che non era ben chiaro se tale operazione avrebbe avuto un futuro e che, ad ogni modo, non rappresentava una questione imminente. Ad oggi sembra che una decina di ingegneri di Google hanno rimesso il loro incarico. Voci vicine a Dragonfly hanno rivelato che il motore di ricerca “work in progress” si stia muovendo per forzare le informazioni inerenti ai dati meteo e all’inquinamento atmosferico del paese e sostituirle con dati falsati forniti direttamente da una fonte anonima di Pechino. Chi sarà mai il soggetto misterioso?

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Le notizie sul motore di ricerca creato su misura del governo cinese non sono piaciute neanche a 16 legislatori americani che hanno scritto a Sundar Pichai, esprimendo gravi preoccupazioni. Ulteriori critiche sono arrivate anche da Amnesty International, Human Rights Watch e da Electronic Frontier Foundation. Google intanto si è rifiutato di fornire informazioni sulla faccenda.

Stay tuned….

 

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