Prima del finger food c’erano i cicchetti
Secondo alcuni, il termine cicchetto deriva dal latino ciccus che significa “piccola quantità” che, infatti, viene consumata abitualmente con le mani. Altri pensano che il termine derivi dal francese chiqueter, ossia “sminuzzare“. La cosa che sembra certa è che già i vecchi mercanti veneziani ne facessero uso: appena concluso un importante affare, infatti, erano soliti fermarsi a festeggiare bevendo “un’ombra” di vino nei classici bacari, piccole osterie con pochissimi posti a sedere. Insieme al bicchiere di vino si consumavano piccoli spuntini con pane guarnito di carne, pesce, mozzarella o verdure, spesso pastellate, chiamati, appunto, cicchetti.
Estesi in tutta la regione e conosciuti anche a livello internazionale, sono una tappa imprescindibile sia per le persone del posto che per i turisti. I mercanti, per definizione viaggiatori, erano sempre pronti a spartire momenti di convivialità, per cui pare che il rito di metà mattina dello spuntino e al momento della conclusione degli affari nel tardo pomeriggio, fosse immancabile. L’espressione “andar per ombre” sembra legata a questi rituali perché mercanti e commercianti si sistemavano al fresco, riparati dall’ombra del campanile di San Marco.
CICCHETTI PER TUTTI I GUSTI
Chiamati anche “spunciotti” o “spuncioni” a seconda delle zone, i cicchetti raccontano la storia del Veneto e delle sue abitudini culinarie. Quantificare tutti i tipi di cicchetti è impossibile, ce ne sono davvero tantissimi e per tutti i gusti, dai più antichi a quelli moderni frutto della creatività di giovani osti o da esigenze richieste dal cliente. Elenchiamo quelli più legati alla tradizione che nelle vetrate dei banconi non mancano mai!
Partiamo da quelli a base di pesce: baccalà mantecato, sarde in saor e folpetti, detti anche moscardini, sono l’espressione più classica dei cicchetti in Veneto. Adagiati sulla fetta di pane, questi stuzzichini a base di pesce non possono mancare. In alternativa al pane, viene usato l’uovo sodo: tagliato a metà con acciuga e oliva infilzati in uno stuzzicadenti, sono un boccone tanto semplice quanto gustoso.
Per quanto riguarda la carne, il cicchetto per eccellenza è la polpetta tradizionale, con carne macinata, fritta, al forno o in salsa di pomodoro.
Se parliamo di verdure, solitamente i cicchetti sono con verdure fritte o pastellate accompagnate, qualche volta, da salse. Un altro bocconcino sfizioso è la mozzarella in carrozza: questo pane croccante e dorato con ripieno filante si può mangiare anche accompagnato da acciuga, per una nota di sapidità, o con del prosciutto cotto se si preferisce un gusto più delicato.
UN VINO PER OGNI CICCHETTO
Gustare un cicchetto vuol dire unirlo ad un buon bicchiere di accompagnamento. Gli esperti dicono che i cicchetti dovrebbero essere scelti in funzione del vino, senza togliere il mestiere a nessuno possiamo seguire qualche semplice indicazione, ma approviamo anche chi sceglie solo in base ai propri gusti! Con il pesce si può abbinare un bianco secco, con i salumi un rosato fresco o un rosso giovane, con le verdure un bianco morbido. Il prosecco è la scelta più versatile che accontenta molti palati. Ma l’ora dell’aperitivo in Veneto vuol dire anche spritz, quindi non c’è che l’imbarazzo della scelta. Che sia bacaro, osteria, “ostaria” o cantina, a Venezia, Padova, Treviso o Verona, un cicchetto in Veneto si trova sempre. Dimenticate le posate e gustate queste delizie simbolo di una tradizione tanto antica quanto autentica.
BOX
Piccoli bocconi di cibo: i cicchetti veneziani sono un must della tradizione veneta durante l’aperitivo.
STOCCAFISSO E BACCALÀ! TUTTA LA QUALITÀ DEL MERLUZZO
Come detto in precedenza, il merluzzo, con le sue carni morbide, dal sapore delicato, si presta a tantissime preparazioni, anche quelle tipiche del finger food. Fino all’8 Novembre nei supermercati Basko trovi lo Speciale Stoccafisso e Baccalà con tanti prodotti in offerta per gustare al meglio la bontà di questo prelibato pesce. A seguire vi suggeriamo una ricetta originale e sfiziosa per stupire i vostri commensali all’ora dell’aperitivo.
LA RICETTA
ARANCINI CON STOCCAFISSO
40 min 4 persone Media
Ingredienti:
- Polpa di stoccafisso 250 gr
- 1 cipolla piccola
- ½ bicchiere di vino bianco
- Riso originario 250 gr
- Burro 20 gr
- Olio d’oliva 20 ml
- Brodo 500 ml
Per la frittura:
- 2 cucchiai di farina di semola di grano duro
- Pangrattato q.b.
- Olio di semi di arachidi
Preparazione:
Preparate il risotto in bianco facendo rolosare 1/2 cipolla tritata con il burro e l’olio fino a quando non appassisce. Tostate per un paio di minuti il riso e, infine, aggiungendo il brodo, cuocete per circa 15 minuti. Una volta pronto, fate raffreddare coperto da pellicola. Tagliate finemente la restante cipolla e soffriggetela in padella con un po’ di olio, fin quando non diventerà trasparente. Aggiungete la polpa in pezzi di stoccafisso e fate rosolare, unite il vino e fate cuocere per circa 5 minuti. Frullate il tutto, grossolanamente, con il mixer ad immersione. Unite lo stoccafisso frullato al riso e mescolate aggiungendo un filo d’olio. Formate tante palline che prima inumidirete in una pastella ottenuta mescolando la farina con un po’ di acqua fredda e poi rotolerete nel pangrattato. Friggete in abbondante olio caldo fino a doratura. Ottime sia calde che tiepide.
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